Il Congresso di Vienna nel 1814 aveva sancito la fine del Regno d’Italia creato da Napoleone e la contemporanea nascita del Regno del Lombardo Veneto che in pratica era uno degli stati dell’Austria.
Il 2 aprile del 1828 a Montebelluna nasceva Lodovico Soldati, da famiglia agiata ma non ricca. Lodovico era un bambino giudizioso e curioso, obbediente e attento. Fu fatto quindi studiare, fino a diventare maestro con grande soddisfazione dei suoi genitori.
Partecipò ad un concorso per la scuola di Tezze di Piave e ne vinse la cattedra.
Partecipò ad un concorso per la scuola di Tezze di Piave e ne vinse la cattedra.
Una trentina di chilometri separavano i due paesi, e a quei tempi la gente si spostava a piedi o a cavallo e 30 Km erano una distanza ragguardevole da affrontare giornalmente.
E fu così che Lodovico dovette salutare la famiglia e trasferirsi.
Con Lodovico Soldati la cultura arrivò per la prima volta nel paesino trevisano di Tezze, dove viveva la ricca famiglia Bellussi, di vedute moderne e proprietaria terriera.
Costoro chiesero al maestro di dare alla propria figlia Giovanna Maria, lezioni private affinchè la giovane imparasse a leggere e scrivere.
Con Lodovico Soldati la cultura arrivò per la prima volta nel paesino trevisano di Tezze, dove viveva la ricca famiglia Bellussi, di vedute moderne e proprietaria terriera.
Costoro chiesero al maestro di dare alla propria figlia Giovanna Maria, lezioni private affinchè la giovane imparasse a leggere e scrivere.
Giovanna Maria era di 11 anni più giovane di Lodovico essendo nata infatti il 3 marzo del 1839.
L’istruzione di Lodovico, il suo bell’aspetto e i suoi modi forbiti gli aprirono le porte della dimora dei signori Bellussi ed il cuore della bella Giovanna. Ovviamente la simpatia ed il sentimento palese che si era creato fra i due giovani non poteva essere accettato dalla famiglia di lei che, pur essendo di vedute liberali, non avrebbe mai acconsentito di affidare la propria figlia ad un proletario. Istruito fin che si vuole ma pur sempre proletario.
I due però, forti dei loro sentimenti e del loro amore non si scoraggiarono e dopo una fuga insieme durata un paio di giorni, ma soprattutto un paio di notti, ottennero ciò che volevano e si sposarono il 29 novembre 1861.
Due anni prima il Regno di Sardegna si era portato via i cugini lombardi, per fortuna era rimasta Mantova, e da poco erano arrivate le notizie che il 17 marzo si era fatta l’unità d’Italia. Il Veneto ed il Friuli però restavano con l’Austria.
Una volta sposati ai due innamorati non fu concesso di restare in paese a ricordare a tutti l’onta che la ricca famiglia aveva subito, così, tramite le conoscenze dei Bellussi, a Lodovico venne assegnata una nuova cattedra a Salgareda. Ovviamente la bella Giovanna non poteva andare a vivere in una casetta in affitto vivendo con lo stipendio del marito maestro, per cui suo padre comprò circa un ettaro di terra fuori Salgareda, fece costruire una casa grande per gli sposi ed una più piccola per ospitare i mezzadri, consegnando a muso duro il tutto a Lodovico come dote per la figlia.
Mentre Lodovico e Giovanna sono a Salgareda si completa l’unità d’Italia nel 1866, con la fine della terza guerra di indipendenza in cui i veneti combattevano a fianco degli austriaci ottenendo anche qualche vittoria emblematica come nella battaglia navale di Lissa in cui la flotta austriaca era praticamente veneziana e dove alla fine l’ammiraglio austriaco Wilhelm von Tegetthoff che parlava perfettamente il veneziano, disse che uomini d’acciaio su navi di legno avevano sconfitto uomini di legno su navi d’acciaio.
In ogni caso l’annessione del Veneto viene ufficializzata con il referendum truffa del 21 e 22 ottobre 1866 anche se in un albergo di Venezia le cose erano già state decise fra i rappresentanti di Austria, Francia ed Italia.
Torniamo ai nostri giovani sposi.
Lodovico e Giovanna si trasferirono dunque a Salgareda, sempre sulle rive del Piave (questo fiume sarà presente per molto tempo nelle avventure della famiglia Soldati) e qui cominciarono a darsi da fare per costruire la loro famiglia.
Contraccezione e televisione erano ancora di là da venire...
Il 19 settembre 1862 nasce il primogenito, Ruggero e poi in ordine sparso: Etra, Fedro, Mariuccia, Tito, Ado, Siro, Artemide, Ampelio fino a che il giorno di Santo Stefano del 1875 (quindi poco più di tredici anni dalla nascita del primogenito Ruggero) all’ottavo mese di gravidanza, Giovanna ha improvvisamente le doglie e da alla luce l’ultimo maschietto.
Fa freddo ed in cucina il fuoco è acceso, Lodovico è in compagnia di alcuni amici che cercano di distrarlo giocando a carte anche se l'atmosfera è tesa e si respira la paura.
Lodovico, da uomo di allora, non mostrava emozioni anche se in cuor suo tremava per il terrore di perdere la sua amata.
Dopo alcune ore l’ostetrica scende, si avvicina con rispetto ed un po' di timore al maestro e gli annuncia che è nato un maschietto, ma che essendo nato prematuro , c'è il grosso rischio che possa non sopravvivere e quindi con molto tatto comunica a Lodovico la necessità di battezzare immediatamente il piccino scegliendo il nome da dargli.
Il maestro, trattenendo a stento le lacrime così rispose: “Dategli il mio, così che almeno il mio nome possa andare subito in Paradiso”.
Così al bambino venne imposto il nome del padre, Lodovico, cosa non comune in Italia, ma che in seguito altri componenti della famiglia avrebbero utilizzato.
La cosa ancora più straordinaria fu che…il Paradiso dovette attendere oltre novant’anni per vedere quest’anima che nel 1950 diventerà mio nonno paterno!
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